La metodologia, come lavoriamo insieme
Questa pagina spiega come è costruito il percorso partecipativo di Largo Sant'Agostino.

Facciamo Largo non è solo un sondaggio online, e non è solo una serie di incontri in sala.
È un sistema in cui quello che succede in piazza alimenta quello che succede online, e quello che succede online alimenta gli incontri successivi. Ogni passaggio è collegato al precedente e al prossimo.
Funziona così. Quando c'è un evento in presenza quello che emerge non resta chiuso in una sala. Nel giro di qualche giorno, i risultati vengono pubblicati su questa piattaforma. A quel punto chiunque, anche chi non era presente, può leggerli, commentarli, votarli, aggiungere qualcosa.
Chi era al workshop ha qualche giorno di vantaggio: può rivedere quanto è emerso, correggere un'incomprensione, aggiungere una sfumatura che in sala non aveva trovato le parole giuste. Poi la discussione si apre a tutti.
Il ciclo funziona anche nell'altro senso: quello che emerge online prepara l'incontro fisico successivo. I partecipanti non partono da una pagina bianca: partono da quello che la città ha già detto.
Questo vale anche per chi non usa il digitale. Il loop include anche canali fisici: una cassetta delle idee in piazza, cartoline cartacee distribuite nei negozi e a Palazzo dei Musei, un bot su Telegram che funziona come una semplice chat.
I contributi raccolti fuori dalla piattaforma vengono portati dentro dal nostro team, con un'etichetta che dice da dove vengono.


C'è una differenza importante tra raccogliere opinioni e fare emergere quello che le persone pensano davvero. Noi proviamo a fare la seconda cosa, e vale la pena spiegare perché non è la stessa cosa.
Il punto di partenza che usiamo non è "cosa vuoi?", ma "com'è adesso?". Prima di immaginare la piazza del futuro, vogliamo capire quella di oggi: come la vivi, quando la eviti, cosa ti manca, cosa fai quando ci sei. Un racconto concreto "evito la piazza la sera perché è mal illuminata e mi sembra deserta" vale più di cento risposte a una scala da 1 a 5 sulla sicurezza percepita. Dice qualcosa di specifico che un progettista può usare.
Nel sondaggio online, la prima domanda chiede di descrivere un momento vissuto in questa piazza, un momento.
Nei workshop, i partecipanti non votano proposte già formulate. Si posizionano tra punti di vista opposti e da quel posizionamento nascono le domande giuste. L'obiettivo non è produrre una classifica di preferenze: è capire cosa la piazza deve davvero permettere di fare.

Le persone che vivono Largo Sant'Agostino sono molto diverse tra loro. C'è chi ci abita vicino e ci passa ogni giorno, chi ci lavora, chi ci viene solo per i musei, chi lo attraversa senza mai fermarsi. C'è chi ha tempo e voglia di venire a un workshop, e chi non può. C'è chi usa la piattaforma online, e chi non apre un computer da anni.
Se il percorso fosse pensato solo per uno di questi gruppi, il risultato finale rifletterebbe solo quella parte di città. Mancheranno le voci di chi non si organizza, di chi non va alle riunioni pubbliche, di chi non si sente abbastanza "esperto" per dire la sua. Per questo Facciamo Largo lavora attraverso strumenti diversi, ognuno pensato per raggiungere un pezzo diverso della città.
I workshop in presenza sono gli strumenti più intensi e producono materiale elaborato, ma i posti sono limitati. La selezione avviene per sorteggio, con criteri che garantiscono varietà di età, zona di residenza e background. Chi non viene sorteggiato trova online i risultati e può commentarli.
I talk pubblici non producono decisioni, ma preparano il terreno: esperti che raccontano come altre città hanno affrontato problemi simili. Le persone arrivano agli incontri successivi con più strumenti per pensare.
I sondaggi online non richiedono registrazione, si fanno in cinque minuti, e sono accessibili da qualsiasi dispositivo. Punta a migliaia di persone, non a decine. Il bot su Telegram e le cartoline fisiche servono a raggiungere chi non frequenta né piattaforme né incontri: poche domande, risposte veloci, contributi che entrano nel sistema.
La passeggiata sull'accessibilità porta in piazza chi vive lo spazio con un corpo che incontra ostacoli, e produce un tipo di conoscenza che nessun sondaggio può sostituire.

Partecipare richiede fiducia. Questa fiducia non si chiede: si guadagna, con trasparenza e con presidi concreti.
Il primo presidio è la trasparenza sui risultati. Tutto quello che emerge dal percorso viene pubblicato per intero: i risultati dei sondaggi, le sintesi dei workshop, i contributi raccolti online. I dati completi, compresi i disaccordi e le tensioni. Se la città è divisa su un tema, lo scriviamo così, senza cercare una sintesi forzata che faccia sparire la tensione. Le polarità reali sono informazioni preziose per chi progetterà la piazza.
Il secondo è il Comitato di Garanzia. È un organo indipendente, composto da persone esterne sia al Comune sia a noi, che verifica che il processo sia condotto correttamente: che le regole di selezione vengano rispettate, che i risultati vengano pubblicati integralmente, che il documento finale rifletta davvero quello che è emerso, certifica che il processo è stato onesto. La sua relazione finale verrà pubblicata insieme al documento del percorso.
Il terzo è la restituzione pubblica. All'evento di chiusura presentiamo non solo le conclusioni, ma il percorso: chi ha partecipato, cosa ha detto, dove c'erano accordi e dove disaccordi. E mostriamo come i contributi dei cittadini sono diventati requisiti del documento consegnato al progettista. Mostriamo, con esempi concreti, come una cosa detta in un workshop o in un sondaggio è diventata un vincolo progettuale.
Una cosa la diciamo chiaramente: questo percorso non decide come sarà la piazza. Produce un documento di requisiti che il progettista è tenuto a rispettare.
Il come spetta al progettista; il quadro entro cui si muove lo definisce la città.
